Gli utenti Linux e gli investimenti su Linux

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jenner
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Capita di sentir dire che "gli utenti Linux sono maniaci del free-software, secondo loro tutto il software dovrebbe essere gratuito" come giustificazione al non fare il porting di un software commerciale su piattaforma Linux: sarebbe fatica sprecata senza avere un ritorno a fronte dei propri investimenti.

Quello che mi chiedo e' quanto ci sia di vero in quella definizione (pure un po' polemica, ma trovo sia giusto prenderla in considerazione), insomma quanto l'utente Linux gli risponde.
[si, e' una sorta di sondaggio questo post]

A guardare me stesso, come utente Linux sono uno che se un programma e' buono e fa al caso mio sono disposto ad acquistarlo (e' una cosa che ho gia' fatto e che continuo a fare)... ma quanti sono utenti Linux e contemporaneamente aperti al software commerciale?

Ringrazio per le eventuali risposte,
ciao
Jenner

P.S.: Poi vi spiego anche perche' questa curiosita'.

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kripsio
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Semplice. Hai travisato.
Non si tratta di prezzo ma di liberta'.

Free as a free speech not as a free beer.

La differenza (e la lotta) e' tra software libero e software proprietario non tra software a pagamento e software gratuito.

Il software libero _e'_ businnes (io mangio col software libero, se IBM ha investito nel software libero ci sara', sicuramente, un valido motivo economico, redhat e' florida e quotata benissimo in borsa eccecc...).
Non siamo solamente una mandria di hippy idealisti, ma persone che, _mantenendo una forte etica sociale_, mirano a uno sviluppo economico personale e globale.

Discorso ampio e complesso, difficile da esplicare per iscritto (oltre che molto lungo), se sei della mia zona ci incontriamo per parlarne.
Ciau Smile

[modificato]
Dimenticavo.
Il discorso diviene ancora differente se si parla di Open Source.

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jenner
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Ehm, non sarei io che ho travisato il significato di "free" ma altri. So bene qual'e' il significato di quel "free" ovvero sta per libero e non per gratuito.

La definizione che ho virgolettato e' la risposta che ottengo da produttori di software nel momento in cui chiedo se pensano all'effettuare un porting di un loro prodotto verso Linux.
E' facile capire che molti di questi soggetti vedo l'utenza Linux come persone che non vogliono nulla che non sia gratuito. Poco importa se free sta per libero.
Quel che mi chiedevo, come ho detto, e' se dietro c'e' qualche verita', se davvero gli utenti Linux sarebbero disinteressati ai prodotti commerciali (per intenderci, il tipico binario "as is", closed source, di cui acquisti una licenza d'uso).
Insomma mi piacerebbe poter rispondere a certi luoghi comuni (ed innanzitutto vorrei capire se sono luoghi comuni) e poter proporre nuovi business.
Non posso solo basarmi sul fatto che _io_ sono interessato, che sono un potenziale cliente anche di quel business.

Personalmente sono molto stupito dell'atteggiamento mantenuto nei confronti dell'utenza Linux e di Linux in generale. Credo la realta' sia diversa e ho chiesto pareri qui per vedere se sto sbagliando io oppure no.

Ciao
Jenner

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kripsio
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Piu' del 90% dell'fatturato del settore informatica *non* e' generato dalla vendita di software.
Le uniche imprese che potrebbero davvero campare vendendo software sono le solite note, Microsoft, Adobe, Macromedia, Autodesk, forse i produttori di Maya e 3Dstudio e qualche altro importante programma altamente professionale (in quest'ordine). Tutte le altre si sono evolute trasformando la vendita in servizio (vedi il caso IBM ampiamente documentato e fatto studiare anche nelle aule univesitarie).
Questo per raccontarti che il punto focale non e' _chi vuole comprare software_ ma _se conviene vendere software_ .
Oltre alle questioni etiche (che solo loro prendereberrebo pagine e pagine di disquisizioni sui temi piu' disparati) c'e' una forza di mercato da considerare.

I produttori che dicono "Se rialsciamo i sorgenti del software non possiamo piu' venderlo" sono o degli illusi, oppure fanno parte della stretta cerchia di sopra che, per interesse proprio, tenta di limitare la liberta' sociale.
Il movimento del software libero (non estremista) tenta di creare maggiore software di qualita' per la societa' che, investendo nello sviluppo, puo' cosi' erogare servizi di maggiore efficacia, unici, competitivi. Chi si oppone lo fa per bieco opportunismo e salvaguardia di una leadership di fatto antisociale e, soprattutto, che lede nelle fondamenta lo sviluppo di innovazione.

Personalmente, su linux, uso uno ed un solo software proprietario (Zend) pagato e licenziato. Zend, imho, va pero' considerato come un servizio correlato e non obbligatorio di alcuni sviluppatori del core Php, licenza particolare ma cmq libera.

Quindi dubito che chiunque si occupi seriamente di software libero, ti dira' "io se non e' gratis non lo uso". Alcuni, estremisti, potranno dirti "se non e' _libero_ non lo uso". Di mio sono meno integralista.
Se Adobe scrivesse un motore completo per la generazione di _non cosa grafico_ liberamente utilizzabile e modificabile e poi proponesse un frontend meraviglioso per il proprio motore a pagamento (lasciando pero' liberta sullo sviluppo di frontend simili), la troverei una cosa eticamente corretta, non conservativa, che aiuta l'innovazione (come ha fatto Zend Studio). Io ho acquistato Zend studio perche' lo reputo il migliore. Questo non vieta a nessuno di creare un programma (ce ne sono tanti) che utilizzano il motore php per il parsing del documento. Io la definisco concorrenza "reale" a differenza della "concorrenza per avvocato" Laughing

Uffa lo sapevo.
A scrivere ste cose perdo troppo tempo Laughing) aaahrggg fermatemiiiii!

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Io sono perfettamente daccordo con quanto dite. L'investimento sul proprio futuro, il mantenimento della fruibilita' dei dati, il mantenimento del valore dei propri beni, sono fra i motivi che mi hanno spinto verso Linux e che mi spingono a proporre questo passaggio ad altri (tanto i singoli quanto le aziende).
Non mi trovo pero' daccordo con Kripsio nel momento in cui dice che solo i colossi campano di licenze: non e' cosi'. Se guardiamo dall'altra parte, nel mondo Windows, ci sono migliaia di piccole aziende e decine di migliaia di singoli che producono software (piu' o meno ambiziosi) e si finanziano con le licenze.

Stando ai fatti e' incomprensibile l'assenza quasi totale di questi soggetti nel mondo Linux: proprio l'apertura del codice, la documentazione disponibile, dovrebbero spingere in direzione di Linux e non verso un'ambiente dove non e' possibile integrare un software con il sistema se non si acquista il know how dal produttore del SO (che giro di parole! Big Grin).
Parlando pero' con questi soggetti e chiedendogli perche' non sviluppare per Linux ci si trova davanti al costante timore di non vedere una licenza perche' si crede che l'utenza Linux sia composta - mi ripeto - solo da persone che voglio roba gratis.

Vorrei fare in modo di smontare, per quel che mi e' possibile, questo luogo comune che ritengo peraltro estremamente dannoso.

Ciao
Jenner

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oufresh
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Io non penso che non sia solo un problema legato alle aziende che non vogliono sviluppare il sw su linux. Purtroppo la mia esperienza mi ha fatto capire che non sei tu azienda, che fai il tuo sw per fare qualcosa, che decidi su che architettura girerà; purtroppo sono i clienti che te lo chiedono e tu per campare devi fare quello che vogliono. Se ti chiedono un software su A glielo fai, anche se ci sono alternative migliori, tipo B. E poi quando ci sono i problemi vengono da te anshe se gli avevi detto che non andava bene.
Mi è capitato di sentire abbiamo usato linux perchè non vendiamo questa macchina che fa questo, ma nessuno va a vedere cosa c'è dentro. Oppure hanno voluto a tutti i costi i protocolli di TIZIO piuttosto che i nostri che sono testati e più veloci, e ora non gli funziona nulla: solo perchè loro sono una grande azienda e noi no. Vi assicuro che questo succede in molti casi e tipi di applicazioni, non è solo un problema che sulla maggior parte dei desktop c'è win.
Quello che posso dire è che linux e tutto ciò che vi è legato sta cercando di cambiare la situazione, spero di poter vedere un giorno i frutti.