GNOME 3 un anno dopo

Lun, 13/05/2013 - 18:20
Ritratto di mcortese

GNOME 3 un anno dopo

Inviato da mcortese 4 commenti

Quando è uscito, GNOME 3 ha suscitato critiche più o meno costruttive da parte degli utenti e risposte più o meno esaurienti da parte degli sviluppatori. Mi sono sempre astenuto dal partecipare a dibattiti sull'argomento, per evitare di esprimere giudizi a caldo su di un cambio talmente radicale da richiedere mesi per essere assimilato.

Ora, dopo circa un anno di utilizzo quotidiano di GNOME 3 posso legittimamente affermare che non mi piace e posso anche spiegarne esattamente il perché.

Hardware

La regressione più evidente rispetto alle precedenti versioni, è che richiede un hardware più che decente, altrimenti non funziona o è lentissimo.

Il requisito fondamentale è una scheda video "dignitosa". La mia vecchia Radeon 9200, che pure aveva l'accelerazione 3D hardware e gestiva decentemente Compiz, non è supportata. L'ho cambiata con una GeForce 6200: sufficiente per far girare GNOME 3, ma ancora troppo lenta per non farmi percepire il ritardo tra quando sposto il puntatore nell'angolo in alto a sinistra e quando l'overlay finalmente compare.

Oltre alla scheda video, altre parti del computer sono messe a dura prova da Gnome Shell: attivando la sezione "Applicazioni" nell'overlay, la vecchia e lenta CPU (un single core a 32 bit) arranca per secondi mentre genera le grosse immagini delle varie applicazioni, che la Shell insiste per visualizzare tutte insieme, secondo un principio incomprensibile se non per mera imitazione di quanto avviene sugli smartphone. La suddivisione nelle classiche categorie è relegata a un ruolo secondario, attivabile solo in un secondo momento cliccando nella metà scomoda dello schermo (cioè a destra) su scritte senza icone (un dettaglio estetico per molti, ma essenziale per utenti in età pre-scolare).

Ovviamente se le immagini non sono nella cache del sistema, il tutto è ancora più lento perché il collo di bottiglia diventa l'accesso al disco, nel mio caso un hard disk PATA che farebbe concorrenza a un bradipo!

Le cose sono migliorate quando ho aumentato la RAM (arrivando a ben 1 GiB): una mossa che consiglio a tutti i possessori di hardware vintage perché il miglioramento ottenibile è sproporzionato rispetto al costo quasi irrisorio.

Gli sviluppatori GNOME, attaccati su questo argomento su vari forum, hanno risposto che è impossibile contemporaneamente innovare e rimanere compatibili con gli standard del passato e, dovendo scegliere, hanno preferito il primo.

GNOME 3 non è pensato per chi ha hardware datato.

Filosofia

Che piaccia o no, GNOME Shell impone un modo nuovo di intendere il desktop.

Questo si manifesta subito nell'aspetto privo di fronzoli: nessuna icona sullo sfondo, un solo pulsante alle finestre, un solo pannello con solo gli indicatori essenziali, area di notifica nascosta, nessun lanciatore di applicazioni, nessuna barra delle finestre... Secondo il nuovo paradigma, quando stiamo lavorando con un'applicazione non ci deve essere nulla che ci distragga e ci ricordi cos'altro abbiamo aperto.

Devo dire che condivido buona parte di questa filosofia. Le interfacce tradizionali (sia Linux sia Windows) si sono, col tempo, sovraffollate di elementi inutili: i due pannelli preimpostati in GNOME 2 erano davvero troppo; molte delle icone nell'area di notifica non serve che siano visibili il 100% del tempo; le icone sullo sfondo diventano spesso il ricettacolo di tutto quello che non si sa dove mettere, e così via.

Gli sviluppatori GNOME hanno deciso che gli unici indicatori che davvero serve siano sempre visibili, oltre all'orologio, sono quei pochi che hanno lasciato sul pannello: il volume, la rete e pochi altri (tra cui, inspiegabilmente, quello dell'accesso universale: anche se nessuno lo usa, non lo si può togliere). Tutte le altre applet finiscono nascoste nell'angolo in basso a destra dello schermo.

Ora, come ho detto, sono d'accordo in linea di principio, ma bisogna riconoscere che alcuni indicatori tradizionalmente disponibili nell'area di notifica erano e sarebbero ancora davvero utili. Ad esempio quello che misura l'uso della CPU è molto usato per capire cosa succede quando il computer sembra smettere di rispondere per qualche secondo; quello con l'attività del disco potrebbe tornare utile per chi ha il computer fisicamente lontano dalla tastiera. Nel mio caso, avendo una tastiera wireless priva dei LED CapsLock e NumLock, mi manca l'applet lock-keys-applet che simulava tali LED a schermo.

La risposta del team GNOME a osservazioni come questa è invariabilmente: non possiamo prevedere tutte le esigenze individuali, qualcuno scriverà una shell extension per questo specifico problema (per inciso, nel caso dei LED della tastiera, l'estensione è stata scritta davvero e funziona, anche se non è inclusa in Debian, per cui occorre scaricarla e installarla a mano e poi attivarla tramite gnome-tweak-tool).

GNOME 3 non è pensato per chi ha desideri specifici che solo una minoranza di utenti manifesta.

Sempre secondo il paradigma di GNOME 3, quando si decide di smettere di lavorare all'applicazione attuale, sia per lanciarne una nuova sia per passare a una già aperta, questo distacco dev'essere enfatizzato: per questo l'overlay è così visivamente diverso dal resto.

Certo nel mio caso il distacco è ben più che enfatizzato, considerando che l'overlay è lento come la Quaresima! Ma il punto è un altro. Qui si confonde il cambio di attività con il cambio di finestra. Non è raro dover interagire con più applicazioni per svolgere la stessa attività, ad esempio copiando in una mail i dati di una tabella Calc, oppure facendo copia & incolla da un browser a una presentazione. A volte vogliamo dare solo un'occhiata veloce a una finestra per poi tornare immediatamente a quello che stavamo facendo, ad esempio per vedere se aptitude ha finito l'aggiornamento...

Tutti questi casi sono esempi di cambio di finestra che non merita uno stacco così netto come passare per l'overlay; un cambio che con le interfacce classiche si faceva semplicemente cliccando sul pulsante corrispondente alla finestra voluta sul pannello.

In ufficio, con Windows XP, mi trovo spesso a dover fare una veloce operazione con la calcolatrice mentre sto facendo altro. Clicco sull'apposita icona nella barra di avvio rapido, faccio il calcolo, chiudo. Il tutto avviene meccanicamente senza impegnare la coscienza vigile, come allungare una mano per prendere la cornetta quando il telefono squilla.

A casa con Gnome Shell, invece, la sequenza è ben più impegnativa, fin dai movimenti del mouse: su su su, overlay, aspetta, trova l'icona (supponiamo di averla messa tra i preferiti), giù giù giù, clic sulla calcolatrice. Il tutto richiede la mia attenzione che viene quindi distratta dal vero lavoro che sto facendo. Ma se malauguratamente la calcolatrice è già aperta su un altro workspace, Shell si rifiuta di aprirne una nuova e mi catapulta su quell'area di lavoro, interrompendo definitivamente la continuità dell'azione.

Chiunque si lamenti sui forum del fatto che GNOME 3 rallenta alcune operazioni, o che sono necessari più clic, o che globalmente si devono percorrere più centimetri con il puntatore, riceve una delle seguenti risposte: usa la tastiera, installa un'extension, ti abituerai, o infine: il tuo modus operandi non è quello per cui abbiamo ottimizzato l'interfaccia.

La verità è che Gnome Shell, pur senza obbligare, sembra suggerire con ogni mezzo che il modo giusto di lavorare sia con una sola finestra per volta. Ne siano prova la mancanza sul pannello della barra con le finestre aperte e la macchinosità di passare dall'una all'altra... Dirò di più: Gnome Shell sembra invogliare a lavorare con una finestra sola a tutto schermo. Perché altrimenti sarebbe possibile massimizzare una finestra semplicemente spostandola in alto? E perché quel menù ospitato sul pannello (che fortunatamente si aggiunge al menù tradizionale anziché sostituirlo come su Mac e Unity)?

GNOME 3 non sembra pensato per chi lavora con più finestre per volta.

Estetica

Curatissima, essenziale, sobria ed elegante, l'estetica di GNOME 3 mi ha subito colpito positivamente.

Dopo mesi di utilizzo, però, qualche critica vien fuori.

Sobria, è sobria. Fin troppo. Praticamente è tutto grigio (chiaro per le finestre normali, scuro per quelle multimediali). Tra la finestra attiva e quelle inattive la differenza è minima, quasi impossibile distinguerle... Ma tanto abbiamo detto che l'utente-tipo lavora sempre con una sola finestra a tutto schermo, quindi che importa?

Messaggio per i sostenitori del "focus follow mouse" (esoterico retaggio UNIX mai supportato da Windows, impossibile su Mac e Unity per via del menù "comune" e già penalizzato in GNOME 2): abbandonate ogni speranza, resistere è inutile, sarete assimilati!

L'eleganza invece è data da un particolare più che ogni altro: un sapiente uso degli spazi: spazi tra i comandi, spazi intorno ai titoli, immensi spazi nell'overlay... Margini che, come in un libro in edizione rilegata, danno la vera sensazione del lusso.

A volte però l'utente ha davvero bisogno di una densità di contenuti più alta, anche a costo di perdere un po' di bellezza estetica. Ad esempio, in Nautilus avrei preferito un albero delle directory un po' più compatto, in modo da ridurre gli scorrimenti necessari. Sul mio netbook poi, dotato di appena 9 pollici di spazio utile, sprecarne così tanto pare un'eresia... e infatti molte finestre di dialogo e di configurazione escono dal bordo inferiore, rendendo impossibile selezionare tutti i pulsanti.

Essenziale, nel senso di minimalista, lo è davvero: oltre che nello stile, anche nella possibilità di configurazione. Le personalizzazioni di base, quelle ottenibili senza l'ausilio di strumenti esterni, non includono nemmeno la scelta di temi e font. Va un po' meglio installando gnome-tweak-tool, che espone una grossa porzione delle impostazioni che l'utente medio si aspetta di trovare in un ambiente desktop come questo. Il resto dei parametri è accessibile solo manipolando direttamente le chiavi del sistema dconf e ci sono aspetti che non sono configurabili neanche così: provate, ad esempio, a disabilitare l'hotspot, cioè l'angolo in alto a sinistra che fa scattare l'overlay!

È interessante notare che gli sviluppatori GNOME non si sottraggono né si difendono dalle critiche degli utenti scontenti di tutto ciò. Le loro motivazioni oscillano tra due capisaldi: «tutto è già perfetto così, chi mai vorrebbe cambiarlo?» e «vogliamo che GNOME sia immediatamente distinguibile, per cui scoraggiamo l'uso di temi che possano camuffarlo, se non addirittura (eresia!) scimmiottare qualche altro ambiente».

GNOME 3 non è pensato per chi ha un gusto estetico proprio e vuole trasferirlo al suo ambiente desktop.

Ma, visto che non è impostabile nemmeno la banale dimensione del font, permettetemi anche una altra massima:

GNOME 3 non è pensato per chi ha meno di 10 decimi di vista o monitor fuori standard.

Conclusioni

Il mio giudizio finale su GNOME 3 è che, pur condividendo molti dei principi ispiratori (sobrietà, eleganza, riduzione dei fronzoli, uso dell'accelerazione hardware per migliorare la funzionalità e non solo l'estetica, idea dell'overlay, uniformità), be' il risultato è un mezzo fallimento perché non è stata data la dovuta importanza al fattore usabilità. Questo, purtroppo, non è un valore universale, bensì è una funzione dei modi d'uso, delle abitudini e delle inclinazioni che ognuno ha. Sostenere che esista uno e un solo modo "giusto" di usare il computer è una presunzione inaccettabile.

D'altra parte, quello che non sono ancora riuscito a capire è chi sia il vero target, l'utente medio che gli sviluppatori avevano in mente quando hanno progettato tutto questo. Deve avere un hardware recente ma non un netbook, deve lavorare con una finestra per volta, possibilmente massimizzata, non deve voler personalizzare niente se non scaricando una extension dall'apposito sito, non può essere in età pre-scolare ma neanche troppo vecchio... Sembra l'identikit del possessore di uno smartphone! Forse allora l'interfaccia di GNOME 3 sarà molto appetibile per quei giovani che, formatisi sugli smartphone, fanno il salto a un vero computer.

Può darsi, ma per quel che mi riguarda, GNOME 3 rimane un abbozzo mal riuscito di una rivoluzione che, pur promettente, tarda a compiersi.

È tempo di uscire a vedere cos'altro offre il mondo...





Commenti

Ritratto di gennargiu
#1

Inviato da gennargiu il Sab, 08/06/2013 - 22:31.

Re: GNOME 3 un anno dopo

ciao,ho letto con attenzione la tua disamina sul desktop gnome 3 shell,io la mia esperienza posso restituirla attraverso l'utilizzo del medesimo su debian 7 installato su un hardware recente con processore i3 a 2,50 ghz e 6 giga di ram.Posso limitarmi solo ad una panoramica generale di utilizzo non avendo la possibilità di testarlo su un hardware più vecchio.Oltre alla gradevolezza delle impostazioni generali anche come reattività di operatività del sistema non mi sembra problematico o peggio ancora come ad es gli ultimi due sistemi apple ( che possiedo sull'imac 24 del 2007) lion e mountain lion ( 10.7 e 10.8) dove spesso con 4 giga di ram su un core duo duo intel tendono a impantanarsi causa ricorso eccessivo di uso della memoria ram Smile

Gennaro



Ritratto di mcortese
#2

Inviato da mcortese il Mar, 11/06/2013 - 16:54.

Re: GNOME 3 un anno dopo

Il tuo PC è recente e probabilmente ha uno schermo non troppo piccolo, quindi ti sei risparmiato la metà dei problemi che invece affliggono me. Rimangono valide le osservazioni sul modo di lavorare, la configurabilità, ecc.



Ritratto di fabbrilli
#3

Inviato da fabbrilli il Mar, 18/06/2013 - 19:48.

Re: GNOME 3 un anno dopo

mcortese ha scritto:

Il tuo PC è recente e probabilmente ha uno schermo non troppo piccolo, quindi ti sei risparmiato la metà dei problemi che invece affliggono me. Rimangono valide le osservazioni sul modo di lavorare, la configurabilità, ecc.


non potresti postare il tuo hardware per aiutare anche me in un'eventuale installazione? dato che anche io non posseggo una scheggia, ma piuttosto un p.c. obsoleto?



Ritratto di mcortese
#4

Inviato da mcortese il Gio, 20/06/2013 - 17:16.

Re: GNOME 3 un anno dopo

Il desktop "vecchiotto" con sopra la testing (Jessie) è fatto così:

  • CPU: AMD Athlon XP 2200+ (32 bit, single core)
  • RAM: 1 GiB (no swap)
  • VGA: NVIDIA GeForce 6200/AGP 512 MiB (chipset NV44) con driver proprietari v. 304.88 (nvidia.ko / nvidia_drv)
  • HD: Maxtor 80 GB IDE (PATA) con / ext3 (noatime,barrier=1,data=writeback)
  • Kernel: 3.2.41 compilato (i686 PREEMPT, no SMP, no initrd)
  • Schermo: 17" (4:3) 342 x 271 mm
  • Risoluzione: 1280 x 1024 (96 dpi) - DRI - OpenGL 2.1.2
  • GNOME 3.4.2 + tweak tool + estensioni:
    • Alternative Status Menu (gnome-shell-extensions)
    • AlternateTab (gnome-shell-extensions)
    • LockKeys
    • Dock

Il netbook, più recente ma piccolo, è un Asus EeePC 901 con Debian stable (Wheezy):

  • CPU: Intel Atom N270 @ 1,6 GHz (32 bit, 2 VT)
  • RAM: 1 GiB (no swap)
  • VGA: Intel 945GME integrata con driver standard (i915.ko / intel_drv)
  • HD: ASUS-PHISON SSD 4 GB con / ext4 (noatime,commit=60,barrier=1,stripe=256,data=ordered)
  • HD: ASUS-PHISON SSD 16 GB con /home ext4 (idem)
  • Kernel: 3.2.0-4 (686 PAE)
  • Schermo: 9" (16:9) 195 x 113 mm
  • Risoluzione: 1024 x 600 (133 dpi?) - DRI - OpenGL 1.4
  • GNOME 3.4.2 + tweak tool + estensioni:
    • Native Window Placement (gnome-shell-extensions)
    • Alternative Status Menu (gnome-shell-extensions)
    • Remove Accessibility
    • Extend left box
    • TaskBar
    • Advanced Settings in UserMenu
    • Maximus
    • LockKeys
    • Window Buttons
  • Text scaling factor: 0,9 (gnome-tweak-tool)